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[Nuove terapie sperimentali]

NUOVE TERAPIE SPERIMENTALI

Importante traguardo per la cura dell'epatite C: nuove terapie appropriate ed efficaci per oltre 2 milioni di italiani. 
La storia dell'epatite C è giovane, non ha più di 30 anni. Nel mondo però esistono circa 200 milioni di persone infette e circa 2 milioni solo in Italia. I portatori di virus sono a rischio di epatite cronica (70-80%), cirrosi epatica (20%) ed epato carcinoma.
"Il virus C nel nostro paese è la maggior causa di malattie croniche di fegato ed è anche la causa più comune del trapianto di fegato" - sottolinea il Prof. Massimo Colombo (Direttore Divisione di Epatologia dell'Ospedale Maggiore di Milano).
"Fortunatamente - afferma Alfredo Alberti (Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell'Università di Padova, Membro EASL -Società Europea di Fegato e AISF Associazione Italiana Studio Fegato)- la scienza ha messo a punto farmaci innovativi che si dimostrano efficaci per la cura dell'Epatite C. In particolare sia la recente Consensus Conference NIH (National Institute of Health) sia le Linee Guida AISF (Associazione Italiana Studio Fegato) confermano il superamento della terapia con interferone da parte del peginterferone nel trattamento dell'epatite C e da cirrosi compensata da HCV sia in monoterapia che in combinazione con Ribavirina". In particolare, è stata messa a punto una formula per calcolare il dosaggio ottimale del farmaco e trattare nel modo più efficace e sicuro ciascun caso. La nuova terapia consente al paziente di assumere una volta alla settimana (e non 3 volte) il farmaco ottimizzando l'adesione al trattamento. 
"Sono queste le principali novità che riconoscono nell'interferone peghilato e ribavirina la terapia ottimale raccomandata dalle nuove Linee Guida per la cura dell'epatite C - prosegue il Prof. Massimo Colombo (Direttore Divisione di Epatologia dell'Ospedale Maggiore di Milano) - un importante traguardo per la cura di questa malattia di cui abbiamo voluto discutere durante un importante simposio".
Peginterferone + ribavirina permette di stabilire il dosaggio più efficace "confezionando" la terapia "su misura" per il paziente, come un "abito di sartoria".
La guarigione è possibile a patto di rispettare la formula "battezzata" 80/80/80. "Significa che per guarire dal virus dell'epatite C- spiega A. Alberti - "il paziente deve seguire almeno l'80% della durata del trattamento prescritto, assumendo almeno l'80% della dose complessiva di peginterferone e l'80% delle compresse di ribavirina sulla base delle quantità calcolate in funzione del peso corporeo".
Se si vogliono ottenere buoni risultati non bisognerebbe mai scendere sotto la soglia dell'80% della terapia inizialmente impostata.
Se il paziente risponde bene alla terapia, il medico deve cercare di convincerlo a concludere il ciclo di terapia monitorando con attenzione eventuali effetti collaterali.

"Peginterferone è l'unico farmaco che permette la somministrazione settimanale ed è approvato nei paesi dell'Unione Europea, dichiara il Prof. Rafael Esteban (Professore di Medicina e Direttore del Dipartimento di Epatologia presso l'Hospital Vall d'Hebron di Barcellona - Spagna)". "I risultati clinici hanno dimostrato che grazie alle dosi "personalizzate" si registra su ciascun paziente un miglioramento della risposta virologica sostenuta - prosegue R. Esteban - senza compromettere la sicurezza;
la strategia che si basa sul peso corporeo è indipendente dal tipo di paziente e dalle caratteristiche della malattia (virus di genotipo 1-2-3-4)".
Dati pubblicati su Lancet confermano inoltre l'efficacia della terapia peginterferone+ribavirina con percentuali di efficacia overall del 61%, del 48% per il genotipo 1 e dell'88% per il genotipo 2 e 3.
"Rimangono due grandi problemi terapeutici da risolvere - prosegue M. Colombo- la percentuale di pazienti con epatite C che non sono candidabili per varie ragioni alle cure con interferone è tre volte maggiore di quella che viene oggi avviata al trattamento e circa la metà di tutti i pazienti trattati non risponde adeguatamente alle cure. Questo è il settore di sviluppo della ricerca di nuovi approcci terapeutici dell'epatite C". Il virus dell'epatite C si trasmette tramite sangue infetto; quindi la malattia può essere contratta o per via parenterale tramite trasfusioni di sangue o di emoderivati, o per via percutanea, cioè in seguito all'impiego di aghi o strumenti infetti. Esistono infatti alcune componenti di rischio quali pratiche estetiche (manicure e pedicure) con strumentario non personalizzato, tatuaggi e piercing e ogni altra procedura invasiva con strumenti non monouso, i rapporti sessuali non protetti, soprattutto nel caso di più partner sessuali, scambio di rasoi, spazzolini da denti, forbici.
I soggetti infetti possono avere una vita normale, sia in famiglia sia sul lavoro e non devono essere emarginati. E' sufficiente che adottino una serie di precauzioni per evitare di contagiare gli altri: avere rapporti sessuali protetti, soprattutto se si ha più di un partner sessuale; non scambiare rasoi, spazzolini da denti, forbici, tagliaunghie, pettini; non donare il sangue o organi; informare i medici (dentista) o il personale sanitario della propria condizione; ma anche operatori pubblici tipo barbieri e parrucchieri in modo che utilizzino materiale "usa e getta"; coprire eventuali ferite; informare l'estetista o chiunque effettua (o ha effettuato) tatuaggi, piercing o altro intervento estetico la propria condizione,  smaltire separatamente gli aghi utilizzati per iniezioni.

Fonte: Ansa (01/09/04).

 
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Aggiornato al 29 agosto 2014