COMMERCIALIZZAZIONE
PEGAGASYS-COPEGUS IN
PAZIENTI HIV-HCV
Il 3 Febbraio 2005 la
commissione europea, analogamente a
quanto aveva già fatto la FDA, ha approvato peg-interferone alfa-2a (Pegasys)
+ ribavirina (Copegus) per il trattamento dell’epatite C, in individui
HIV/HCV coinfetti.
L’azienda produttrice (Roche) ha ottenuto questa speciale indicazione
sulla base dello studio APRICOT.
Quali pazienti non si dovrebbero trattare?
Data l’efficacia relativamente bassa e la frequenza
delle reazioni avverse della terapia attuale dell’epatite C, il trattamento non è
conveniente per molti pazienti con virus dell’epatite C.
In particolare non sono candidati al trattamento i pazienti con abuso attivo di alcool, in quanto l’alcool aumenta
sfavorevolmente la viremia ed interferisce con la risposta terapeutica. Non dovrebbero essere sottoposti a trattamento
i soggetti che fanno uso di droghe iniettabili endovena a causa dell’alto rischio di nuove infezioni.
L’adesione al trattamento è tra l’altro scarsa in pazienti in cui
l’alcoolismo non è stato interrotto o che sono tossicodipendenti.
La terapia appare potenzialmente dannosa e non esiste dimostrazione di utilità
in pazienti con cirrosi scompensata.
Dubbio è altresì il vantaggio terapeutico del trattamento nei pazienti con malattia istologicamente lieve, specie se
anziani e con patologia associata.
Con riferimento all’età, si fa rilevare che l’età media dei pazienti
inclusi nei trial in precedenza ricordati va da 39 a 45 anni, con deviazioni
standard di 8-11 anni,
il che implica che il 95% aveva meno di 60 anni.
Siccome la storia naturale dell’epatite cronica C è molto lunga, sviluppandosi nell’arco in media
di almeno un decennio, in pazienti anziani diventano probabili altre cause di morbosità e
mortalità, che riducono o annullano il peso prognostico sfavorevole dell’epatite.
Fonte:
Ansa (20/02/05).
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