LINEE GUIDA COINFEZIONE CON "HIV"
Una persona su due, in Italia, affetta dal virus dell'HIV viene
infettata anche dal virus dell'epatite C (HCV).
Per far fronte a questa emergenza sono state redatte le nuove Linee
Guida per la Coinfezione HIV-HCV, che presto saranno adottate dalla
Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT).
L'elaborazione delle nuove direttive è frutto di una due-giorni di
lavori, organizzato, a Roma, dalla SIMIT in collaborazione con Abbott, sulla terapia in pazienti sieropositivi e con malattie croniche del
fegato ('Consensus workshop on antiretroviral therapy in patients with chronic liver
disease').
"La novità delle nuove linee guida - ha spiegato il prof. Giampiero
Carosi, presidente eletto SIMIT e Direttore della
Cattedra di Malattie infettive e tropicali dell'Università degli Studi di Brescia - risiede nella maggiore specificità delle questioni
affrontate nell'approccio al paziente con la doppia infezione. Fino ad oggi erano stati toccati solo alcuni punti sulla diagnosi e
terapia della coinfezione mentre il documento finale della 'Consensus Workshop' ne conta oltre cinquanta.
L'obiettivo - ha aggiunto - è, infatti, quello di fornire agli infettivologi tutto il campo dei quesiti e le risposte per la cura
di questi pazienti.
L'epatite C di per sé interessa nel mondo circa 200 milioni di persone
e negli USA quasi 4 milioni. In Italia la percentuale di soggetti infetti è intorno al 3% della popolazione generale, con un aumentare
dei casi dal nord al sud della penisola e con l'età.
L'HIV invece conta nel nostro Paese quasi 4 mila nuovi casi ogni anno. Tra i punti maggiormente in discussione e poi inseriti nel testo finale
ci sono quelli sulla necessità di attaccare prima il virus dell'HIV e
dopo quello dell'HCV (se il numero dei linfociti CD4+ è inferiore a 200).
Quindi capire quali farmaci oggi disponibili contro l'HIV possono essere usati nei pazienti con doppia infezione e quali devono essere utilizzati con maggiore accortezza, perché alcuni possono interagire con le terapie per
l'HCV o incidere troppo sul metabolismo del fegato. Oppure ancora come affrontare al meglio i casi di cirrosi, che diventano una priorità di cura
rispetto all'HIV, perché altrimenti si può registrare l'evoluzione della malattia verso lo scompenso epatico o un tumore del fegato.
"Nelle nuove Linee Guida occupano un posto importante anche le direttive sull'approccio psicologico al paziente con la doppia infezione - ha aggiunto Carosi - poiché è fondamentale sostenerli con un adeguato
'counselling', sia per la conoscenza della malattia che per gli eventuali effetti collaterali dei farmaci che devono assumere".
La sfida oggi è rappresentata dal cosiddetto 'sommerso', cioè da tutti coloro che sono infetti senza saperlo, e che, nel caso dell'epatite C, sono un numero considerevole.
Fino alla stesura delle nuove linee giuda è sempre stato consigliato di iniziare prima la terapia per HIV, perché ritenuta di più rapido
sviluppo rispetto all'epatite C.
Oggi però è importante definire in precedenza il numero dei linfociti
CD4+ del paziente e poi prendere una decisione.
Inoltre viene consigliato ai pazienti coinfetti un monitoraggio attento della funzionalità del fegato, per intervenire immediatamente
in caso di danno ed evitare abitudini, come il consumo di alcol, che potrebbero peggiorare una funzionalità epatica già compromessa.
Ogni paziente dovrebbe sottoporsi a screening per la ricerca dell'HCV (test ELISA per la ricerca degli anticorpi anti-HCV su un campione
di sangue) e a cambiamenti nello stile di vita.
Come sottolinea un recente studio pubblicato sulla rivista AIDS,
l'epatocarcinoma ha uno sviluppo più rapido nei pazienti coinfetti da HIV e
HCV, inoltre tende più facilmente a dare metastasi in altre
sedi del corpo (a cominciare dai linfonodi), determinando una sopravvivenza ad un anno inferiore a ciò che accade nei pazienti
senza HIV.
Fonte: Salute
Europa news (30/04/05).
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